lunedì 6 dicembre 2021

IL TALLONE DI FERRO di Jack London

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Il romanzo è costruito su due piani di narrazione. L'opera vera e propria è costituita da un manoscritto di Avis Everhard, moglie di Ernest Everhard, uno dei maggiori leader della resistenza popolare al regime del Tallone di Ferro, l'Oligarchia che si impossessa del potere negli Stati Uniti della prima metà del '900. L'autore inserisce un secondo livello narrativo, immaginando che tale manoscritto venga ritrovato secoli dopo, in un nuova età dell'oro in cui la società umana è guidata dalla Fratellanza dell'Uomo; uno studioso dell'epoca, Anthony Meredith, ne scrive quindi una introduzione e inserisce diverse note a pie' pagina, dove i giudizi o i pensieri di Avis vengono paternalmente corretti o commentati dalla visuale dello storico del futuro.
Ernest Everhard è un sociologo e politico di umili origini che dedica tutto sè stesso al movimento socialista, con cui viene anche eletto nelle file del Congresso. L'opera narra la deriva degli Stati Uniti verso una plutocrazia autoritaria, in cui i grandi capitali, i Trust, dopo aver oppresso il movimento operaio e la stessa piccola e media borghesia, si impadroniscono di ogni forma di potere reale dando vita al regime dell'Oligarchia. Avis descrive con passione e partecipazione gli sforzi di opposizione del movimento socialista ma il lettore sa già dal principio, grazie all'introduzione di Meredith, che essi saranno vani: l'Oligarchia è destinata a trionfare, cristallizzando la società in una massa di derelitti, il Popolo dell'Abisso, nuovi schiavi sottoposti completamene alle volontà della classe dominante; soltanto una ristretta cerchia di lavoratori specializzati e i militari riescono a mantenere dei benefici e dei diritti giacchè funzionali alla stessa.
L'opera è naturalmente figlia del suo tempo; i discorsi e le teorie di Everhard richiamano in maniera lampante gli scritti di Marx, così come le dinamiche delle organizzazioni e lotte sindacali, la categorizzazione del mondo del lavoro, l'utilizzo stesso di alcune terminologie (come i già citati Trust per esempio) possono risultare poco famigliari, obsolete al lettore. I grandi temi della giustizia sociale, della concentrazione della ricchezza, dello svuotamento di democrazia reale nelle istituzioni sono però assolutamente attuali adesso così come lo erano, seppur in forme diverse, un centinaio di anni fa.
Avis nasce in una famiglia privilegiata, il padre è un famoso scienziato con la passione della sociologia ed è proprio ad una cena organizzata dal padre che la donna conosce per la prima volta Ernest. L'uomo le fa prendere coscienza dell'ingiustizia del suo tempo, del sangue di cui sono macchiate le sue ricchezze e comodità: Avis, e con lei il lettore, si immerge negli orrori e nelle storture dello sfruttamento operaio e del sopruso padronale. Mano a mano che Avis e con lei suo padre prendono le parti della giustizia, iniziano a essere vittime del potere fino a perdere ogni cosa, dedicandosi così interamente alla causa, alla quale la donna si lega indissolubilmente anche tramite il matrimonio con Ernest.
L'opera alterna passaggi didascalici, discorsi di teoria sociologica di Ernest soprattutto, a scene di forte impatto emotivo come la cronaca della repressione nel sangue della rivolta di Chicago. Soprattutto nei capitoli conclusivi, una volta che l'Oligarchia si è affermata definitivamente, la narrazione si fa ancora più cruenta con il movimento socialista che deve per forza ricorrere a metodi ancora più efferati: atti di terrorismo divengono all'ordine del giorno, sorgono nuclei di combattimento segreti al limite del fanatismo, che si tingono di connotati di estremismo se non fondamentalismo quasi religioso, mentre giochi di spionaggio e controspionaggio rendono chiunque sospetto di doppio se non triplo gioco.
L'intreccio risulta nel complesso piuttosto banale ma la sua linearità, il ritmo sempre elevato e l'alta tensione morale della narrazione mantengono la lettura viva fino alla fine. Nel complesso quindi un romanzo che, al di là dell'indubbio valore storico, può ancora interessare il lettore odierno, specialmente se amante di una fantascienza di indagine e denuncia sociale.

domenica 28 novembre 2021

IL PUGNO DELL'UOMO di Davide Del Popolo Riolo


vai alla scheda completa Il romanzo è ambientato in un pianeta imprecisato, in cui la "Città" sembra essere l'unico agglomerato urbano del pianeta, edificata sul luogo dell'atterraggio degli Antichi, i mitici viaggiatori spaziali che in un tempo ormai dimenticato hanno colonizzato il mondo. La Città non è popolata solo da umani, in essa convivono, infatti, esponenti di altre tre razze: i Pallidi, i Sabbiosi e gli Uomini-Pesce, di cui però non vengono forniti elementi circa la loro origine e/o la loro provenienza. Le ultime due categorie degli inumani sono sostanzialmente irrilevanti nell'intreccio; appartiene invece ai Pallidi uno dei personaggi principali e per questo motivo la razza in questione viene descritta con dovizia di particolari.
Essi, detti anche succhiatori o più spregiativamente semplicemente succhia, non sono altro che vampiri: umanoidi dal colorito pallido, calvi, sensibili ai raggi solari e soprattutto che si cibano del sangue umano. Alcuni indizi disseminati lungo il romanzo accennano ad un passato in cui la brama di sangue li portava ad agire con violenza nei confronti degli umani mentre nel presente dell'opera l'assunzione di sangue avviene in modo assolutamente pacifico: molto prosaicamente il prezioso fluido viene acquistato. I Pallidi venerano anche una propria divinità, la Dea Rossa, culto nell'ambito del quale ogni violenza per l'appropriazione di sangue umano sembra costituire ormai un tabù.
La Città è governata fin dagli albori da esponenti di una sola famiglia, gli Anderson-Brown, in quella che appare una sorta di matriarcato: la carica di Sindaco, la massima magistratura della città, infatti, sembra venir conferita alla donna di famiglia più anziana, per un mandato a vita. Alla morte di una Sindaca, avvengono delle elezioni ma sembrano soltanto dei plebisciti pro-forma, atti a sancire una successione dinastica consuetudinaria. Accanto al Sindaco agisce una sorta di consiglio il cui esponente principale, una sorta di primo ministro, è il Cancelliere; questi è invece eletto fattivamente dalla cittadinanza.
Appena al di sotto degli organi di governo esiste una aristocrazia formata dai cosiddetti Patrizi, organizzati in casate nobiliari ciascuna delle quali risiede in una delle ricche abitazioni note come le Torri (scenario che ricorda i comuni italiani medievali). Se la nobiltà è appannaggio esclusivo degli umani, folte schiere di Pallidi invece popolano la ricca borghesia, ricoprendo in particolare professioni come avvocato, banchiere, commerciante. La descrizione della razza vampira e della miscela di xenofobia ed invidia sociale che la circondano richiamano in maniera ovvia e trasparente la storia degli ebrei: si allude chiaramente perfino alla leggenda delle uccisioni rituali di bambini cristiani quando l'autore descrive la calunnia che vuole i Pallidi responsabili delle sparizioni di bambini umani. La parte più povera della popolazione, cui appartengono anche la maggior parte di Sabbiosi e di Uomini-Pesce, vive invece in bassifondi noti col nome di Fosse che sono sostanzialmente lasciati in mano alla malavita.
La tecnologia degli Antichi che verosimilmente doveva essere talmente avanzata da consentire il volo interstellare è andata persa; la città si trova in uno stadio di sviluppo che appare analogo agli anni a cavallo tra XIX e XX secolo: motori a vapore, carbone, prime radio, ferrovie. Non mancano però elementi che stonano in questo parallelo: in corso d'opera infatti il lettore verrà a conoscenza di macchine artificiali autocoscienti così come dell'esistenza di cibridi, creati dal connubbio tra uomo e macchina. Al di fuori della città, il resto del pianeta sembra essere abbandonato; enormi spazi aperti, l'Oceano Verde, sono popolati da tribù nomadi inter-specie dette Costellazioni, della cui storia però non è dato sapere alcunchè.
Il romanzo si apre con la morte della Sindaca in carica che ha governato per decine di anni cui succede Donna Alessandra, una governante onesta quanto risoluta che deve subito affrontare una emergenza senza pari, lo scoppio di una epidemia mortale che dilaga nella città mietendo vittime a ritmo crescente. L'epidemia mette le ali ad un movimento xenofobo, il "Pugno dell'Uomo", che incolpa gli inumani, e soprattutto i Pallidi, della sua nascita e diffusione. Il suo fondatore, Ian Derrick, è un mostruoso demagogo e viene aiutato dalla sua ascesa da un vecchio artista ormai in declino, portato anch'egli a odiare i Pallidi per rancori personali. Donna Alessandra riesce a tenere in pugno la situazione e a contenere il pericoloso movimento; quando però la malattia la colpisce, la Città dovrà andare incontro ad un triste destino. Il parallelo storico prosegue e qualsiasi lettore non può non riconoscere, cosi come nei Pallidi l'equivalente degli ebrei, nel "Pugno dell'Uomo" e nel suo leader la metafora dell'ascesa del Nazionalsocialismo e di Hitler.
L'opera ci ha ricordato da vicino Perdido Street Station di China Mieville per l'impostazione di fondo, l'ambientazione e lo stile narrativo. Abbiamo una commistione di temi e generi letterari sulla falsa riga dello science-fantasy; la trama è narrata dal punto di vista di più personaggi, ciascuno dei quali è costruito e reso vividamente con la propria personalità e la propria storia di vita, seguendo filoni narrativi differenti che vengono poi a intrecciarsi tra di loro, in quello che rappresenta ormai una consuetudine del genere.
L'opera è divisa in tre parti: nelle prime due l'autore racconta lo scoppio della pandemia e l'ascesa del "Pugno dell'Uomo" mentre la terza è ambientata una ventina di anni dopo e conduce al finale. Se le prime parti brillano per una narrazione coinvolgente, un ritmo sempre sostenuto che trascina il lettore pagina dopo pagina, un colpo di scena dopo l'altro, senza soffrire di pause didascaliche, così non è per la conclusione. L'ultimo capitolo, infatti, appare un corpo estraneo, un veloce tentativo di dare una conclusione all'opera; tentativo però raffazzonato nel suo susseguirsi di eventi senza un vero filo logico conduttore, perdendo quella coerenza complessiva che aveva così bene caratterizzato le parti iniziali. Ugualmente raffazzonato troviamo l'espediente narrativo di usare la corrispondenza di uno dei personaggi principali per ricostruire gli accadimenti dei venti anni che intercorrono tra l'inizio e il capitolo conclusivo dell'opera.
Detto questo, l'unica altra pecca che ci sentiamo di individuare consiste forse nell'eccessiva ovvietà dei paralleli storici così come li abbiamo descritti in precedenza. Concludendo, un'opera interessante, in cui l'autore brilla nella costruzione di un universo-città complesso ma consistente e coerente, di cui consigliamo la lettura a chiunque apprezzi una Fantascienza di indagine sociologica, la commistione di sottogeneri differenti, il tutto abbinato ad un intreccio e personaggi ben costruiti e avvincenti.

venerdì 19 novembre 2021

Antologia FANTASCIENZA: GUERRA SOCIALE?

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Validissima raccolta di racconti scritti tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60, interessante anche per la presenza di autori non appartenenti alla Anglosfera, tradizionale bacino del genere. Tra tutti i racconti presenti vogliamo segnalare in particolare Chi può sostituire un uomo? di Brian W. Aldiss, divertente ritratto di una società robotica di un mondo pronto per fare a meno dell'Uomo, Le Strade di Ashkalon di Harry Harrison, dove fede e ragione lottano nuovamente su un pianeta alieno, Un'Altra Parola per Uomo di Robert Presslie, in cui la commovente storia di un extraterrestre giunto sul nostro pianeta si mischia con una riflessione di matrice religiosa, ed infine Elise, angoscioso racconto breve di matrice Post Apocalittica, di Jacques Ferron.

domenica 17 ottobre 2021

Antologia QUANDO IL SOLE SI FERMO'

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"E per un giorno e una notte la Terra non si mosse intorno al Sole, nè girò su se stessa. E le leggi dell'energia cinetica furono sconvolte. Poi la Terra riprese il proprio movimento prestabilito. E nient'altro cambiò.": questo lo spunto geniale fornito da Lester Del Rey e sviluppato da tre grandi autori nei romanzi brevi che compongono l'antologia.
Entrambi ben riusciti e per certi versi simili i lavori di Paul Anderson e Robert Silverberg: tutti e due si focalizzano principalmente sulla figura del protagonista, il "profeta" che ha chiesto e ottenuto il miracolo, sul travaglio interiore che deve attraversare e sulla reazione, spesso inaspettata, del mondo. Differente, di lettura più difficoltosa, l'opera di Dickson in cui il "profeta" compare solo sullo fondo, come una nota di contorno, per focalizzarsi sulla relazione tra alcuni dei pellegrini in attesa del miracolo.

domenica 3 ottobre 2021

VERTICE DI IMMORTALI di Robert Silverberg

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Il romanzo è ambientato in un futuro imprecisato ma non troppo lontano. L'elemento centrale dell'intera opera consiste in una rivoluzionaria conquista tecnologica: la possibilità di registrare l'intera personalità di un essere umano, completa della gamma di tutte le sue esperienze, le sue capacità intellettuali, il suo carattere, su un supporto durevole, creando così le cosiddette imago. E' dunque possibile ottenere una seconda vita quando la propria imago viene scelta per il trapianto da un vivente; imago aggiuntive, infatti, portano in dote capacità analitiche maggiori, conferiscono esperienze e memorie aggiuntive, che conferiscono vantaggi ad esempio sul mondo del lavoro. Ragion per cui il trapianto di una o più imago è desiderato da tutti ed è segno di status sociale, visti gli elevati costi della procedura. L'intero ciclo di vita delle imago, dal loro "stoccaggio", ai trapianti e alle registrazioni periodiche (occorre infatti "salvare" periodicamente la propria imago registrata in modo che sia aggiornata con le ultime esperienze vissute) è gestita dall'Istituto Scheffing, descritto come un organismo in parte controllato dallo stato.
In questo scenario, due magnati senza scrupoli combattono un'aspra lotta per ottenere una imago particolare, quella del grande investitore Paul Kaufmann. A contenderla ci sono da un lato John Roditis, un cosiddetto self-made man di origini greche; dall'altro il nipote del defunto, Mark Kaufmann, intenzionato a impedire a tutti i costi a Roditis di entrare all'interno del clan. La lotta tra questi due titani coinvolge anche altri personaggi di questa elite di "super-ricchi", la cui caratteristica comune è il cinismo: ogni azione è infatti diretta solo e soltanto all'ottenimento di un vantaggio personale, sia esso di natura economica o di altro tipo. Abbiamo Elena Volterra, il prototipo della donna fatale assetata di potere, Risa Kaufman, figlia di Mark, la giovane ma già determinata rampolla desiderosa di bruciare le tappe e ottenere autorità negli affari di famiglia. Totalmente inadatto a questo mondo spietato è invece Charles Noyes, discendente di una famiglia altolocata, finito a recitare il ruolo di galoppino di Roditis. La sua personalità debole lo costringe ad una lotta estenuante anche con l'imago che ospita, quella dell'aggressivo Kravchenko, che tenterà a più riprese di ottenere il controllo del corpo del suo ospite. Tale eventualità è possibile e costituisce ovviamente un abominio, che passa sotto il nome di dybbuk, e se scoperto, l'imago colpevole è passibile di immediata cancellazione.
L'idea di base del romanzo non costituisce una novità assoluta ma l'autore la elabora in maniera originale e intelligente. Oltre alla già descritta immagine del dybbuk, ben riusciti sono i dialoghi interni dei personaggi con le loro imago, che mantengono i propri connotati di personalità e carattere. Questo nuovo ciclo di "reincarnazioni" ha dato linfa alle dottrine orientali che hanno così attecchito anche in occidente con una specie di nuova forma di buddismo; in diverse occasioni viene così citato da più personaggi il tibetano Libro dei Morti, una sorta di guida per l'anima dopo il trapasso. Come già accennato, tutti i protagonisti appartengono all'elite; pochissimi sono i passi dell'opera in cui prendono la parola o solo compaiono sulla scena persone comuni recitando fin dal principio il ruolo di pecore destinate al macello, in maniera forse troppo scontata.
L'intreccio è ben costruito, con una giusta dose di complessità che non appesantisce la lettura e un finale ben congegnato e sorprendente; la trama, a tratti quasi una spy-story, mantiene vivo l'interesse del lettore, aiutato anche dal ritmo narrativo elevato senza pause didascaliche. Anzi, forse, qualche passaggio più descrittivo su questa società immaginaria del futuro dove la morte è stata, almeno parzialmente, sconfitta avrebbe forse rappresentato un valore aggiunto: innumerevoli ovviamente sarebbero gli impatti sulla sfera sociale, politica, economica, religiosa che avrebbe potuto valer la pena descrivere.
Concludendo, un'opera sicuramente interessante, una buona lettura, ma che lascia un certo senso di incompiutezza, di occasione mancata per un vero capolavoro all'altezza di altre opere del medesimo autore. Consigliata in particolare agli amanti del genere sociologico, senza eccessive complessità.

domenica 19 settembre 2021

IL PASSO DELL'UBRIACO di Frederik Pohl

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Il romanzo è ambientato nel 2200 circa in un mondo contrassegnato dalla sovrappopolazione, avendo raggiunto i 12 miliardi di abitanti. Il protagonista principale è un professore universitario di matematica, il professor Cornut, e quasi tutta l'opera è ambientata all'interno della sua università. L'Università è una istituzione immensa con enormi spazi dove professori e studenti vivono completamente isolati dal mondo esterno; mondo esterno sul quale abbiamo pochi indizi ma che viene implicitamente descritto come ormai quasi invivibile a causa dell'affollamento e del chaos.
I corsi universitari sono destinati ai pochi privilegiati in presenza ma non solo; sono videotrasmessi, infatti, in tutto il mondo, e chiunque può sperare di superare i difficilissimi test per entrare nell'Eldorado dell'Università. I professori sono una vera e propria casta privilegiata, vestono in maniera da essere inequivocabilmente identificati, possono muoversi all'interno o all'esterno dell'Università senza restrizioni, cosa vietata agli studenti; studenti che devono ottemperare anche a mansioni di servizio come cuochi, camerieri, inservienti, custodi etc... Non è chiaro se limitata alla branchia della matematica ma appare diffuso l'uso di filastrocche come espedienti memonici per i concetti più disparati, una delle trovate satiriche più divertenti del romanzo.
L'intreccio si basa su un mistero: le pulsioni suicide del professor Cornut, inspiegabili. Tanto inspiegabili che viene convinto dai colleghi a prendere moglie per dare maggiore stabilità alla propria vita e la prescelta, casualmente già innamorata di lui, è una studentessa di nome Locille. Proprio dalla visita alla famiglia di lei che vive in un texas, una sorta di struttura posta al largo della costa allo scopo di raccolta e sfruttamento delle risorse marine, apprendiamo molto della vita al di fuori della torre d'avorio universitaria. I tentativi di suicidio del professore non si fermano però neanche con le gioie della vita coniugale; anzi il mistero si infittisce quando si scopre come il suo non è un caso isolato tra la comunità accademica, semplicemente nessuno ha resistito tanto a lungo come lui, sopravvivendo ostinatamente a più episodi di tentato suicidio. Dietro questo fenomeno si cela, in realtà, un complotto insospettabile...
Il lato migliore dell'opera consiste sicuramente negli elementi di descrizione sociologica di questa estrema visione dell'Università del futuro, il tutto coniugato con passi satirici ben riusciti che riescono perfettamente a mantenere il lettore attento e divertito. La trama è lineare, semplice nella sua impostazione quasi di puzzle investigativo, e si mantiene interessante, nonostante un finale dal tono, diremmo oggigiorno, "complottista".
Nel complesso, romanzo quindi consigliato in particolare agli amanti del genere e dell'autore, maestro di questi affreschi sociologici, vere e proprie visioni di possibili presenti e futuri dell'umanità.

sabato 11 settembre 2021

CREATORI DI DEI di Frank Herbert

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Il romanzo è in realtà formato da quattro racconti indipendenti che hanno in comune il personaggio principale e lo scenario. Le storie sono ambientate in un lontano, non precisato, futuro che ha visto l'uomo espandersi nello spazio, colonizzando diversi pianeti. Le Guerre dell'Orlo hanno però distrutto quello che doveva essere una sorta di impero o governo unitaro facendo sì che numerosi insediamenti rimanessero isolati o addirittura che di molti di essi se ne perdessero completamente le tracce. Il protagonista principale è Lewis Orne che, agli inizi dell'opera, è un agente novizio della Riscoperta, una sorta di agenzia governativa che si occupa di ristabilire il contatto con pianeti andati "persi", verificare la loro attitudine "pacifica" e reinserirli sia in termini sociali che economici. Nel caso si sospetti che la società del pianeta sia invece dominata da una attitudine bellicosa o comunque potenzialmente pericolosa, subentra il Servizio Investigazioni e Interventi il cui obiettivo finale è quello di scongiurare nuovi catastrofici conflitti interstellari.
Alla sua prima missione, Orne riconosce correttamente, seppur in maniera più intuitiva che razionale, la pericolosità di una società apparentemente agraria e pacifica e viene quindi promosso ad agente del Servizio Investigazioni e Interventi direttamente dal suo ispettore capo, Stetson. Orne viene quindi coinvolto in ulteriori missioni, dalla complessità sempre più crescente, che lo vedono sventare il complotto ordito da una sorta di ordine segreto femminile (inevitabile il riferimeno al Bene Gesserit del ciclo di Dune del medesimo autore) fino a dover infiltrarsi Amel. Amel è una sorta di pianeta interamente dedicato alla Religione, dove vivono in armonia e collaborazione membri del clero seguaci dei culti più disparati, alcuni apparentemente eredi diretti di religioni dei nostri giorni, grazie alla Tregua Ecumenica. Essi non si limitano però alla preghiera o alla contemplazione, i loro scritti e le loro azioni hanno un rapporto ben più diretto con gli dei, e non solo...
La vicenda finale ambientata su Amel è la parte preponderante dell'opera, che dà anche il titolo all'intero fix up, e sicuramente la più controversa. Qui infatti l'autore si abbandona a lunghe riflessioni sul ruolo della religione, la sua essenza filosofica, la relazione con energie spirituali dell'uomo e misteriosi poteri psi; riflessioni realizzate spesso in lunghi dialoghi dove i personaggi perdono quasi ogni altra funzione al di fuori dall'essere i portavoci di tali elucubrazioni. Quasi inutile dire che, inevitabilmente, l'intreccio diventi in quest'ultimo capitolo abbastanza contorto, con sviluppi che spesso sfidano la razionalità se non sembrare quasi totalmente privi di senso logico. I capitoli relativi ai primi tre episodi hanno invece un impianto decisamente più tradizionale ed è lì che si può apprezzare maggiormente il talento dell'autore nella costruzione di trame solide, costruite su un impianto di concetti sociologici e di riflessione filosofica.
In conclusione, volendo fornire un giudizio complessivo, pensiamo di poter consigliare la lettura dell'opera principalmente agli amanti della Fantascienza Speculativa, che apprezzano lunghi passaggi di riflessioni filosofiche, metafisiche; chi invece predilige opere dall'intreccio lineare, con un chiaro sviluppo della trama potrebbe rimanere deluso, anche a causa del già citato carattere non unitario della medesima.