domenica 8 maggio 2016

L'UOMO CHE VENDETTE LA LUNA

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Il romanzo breve è incentrato attorno ad una singola quanto rivoluzionaria trovata tecnologica: una stampante 3D a energia solare in grado di usare la sabbia del deserto per costruire delle specie di mattonelle da utilizzare a sua volta per erigere strutture abitative. Il passo dal deserto americano a quello della luna è, in fondo, assai breve...
Il narratore in prima persona dell'opera è un classico nerd degli anni '90, che ha fatto abbastanza soldi con una start-up per vivere tranquillamente fino alla fine dei suoi giorni e che ora sembra dedicarsi a quello che più gli va a genio. Il vuoto esistenziale che in fondo lo divora è riempito dall'incontro casuale con un'altra anima "tecno-hippie", l'inventore del Congegno, la stampante 3D, che lo trascina nell'impresa dando finalmente un senso alla sua vita facendolo partecipe di una comunità di suoi simili dove alla fine il nostro protagonista trova anche l'amore.
La consistenza dei personaggi, delle loro vite, delle loro emozioni è sicuramente uno dei tratti migliori dell'opera. Sullo sfondo, l'autore inserisce anche diversi elementi di analisi e critica sociale, con riferimento ai cambiamenti del mondo del lavoro ma soprattutto ad un auspicato vero cambio di approccio, dove emergono concetti post-moderni come il "free-launch", diretto antagonista dell'idolo della modernità capitalista, il profitto, e il mondo del "crowfunding" in contrapposizione al mito dell'iniziativa individuale. L'opera è stata per questi motivi giustamente definita, il contrappasso ideologico dell'omonimo romanzo di Heinlein.
Un'opera provocatoria, ricca di spunti ideali e certamente lontana dai canoni tipici della produzione fantascientifica. Per l'atmosfera, i personaggi, le ambientazioni la raccomandiamo soprattutto agli amanti della cultura cyberpunk e di tutti i suoi rivoli. Ma anche qualsiasi altro appassionato di Fantascienza potrà sicuramente apprezzarla.

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