martedì 17 aprile 2012

JOHN CARTER

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Il romanzo è uno dei precursori di quel genere fantascientifico d'avventura noto col nome di planetary romance. Il protagonista, John Carter, è un reduce di guerra della Virginia che, inseguito da un gruppo indiani e in pericolo di vita, si ritrova, in maniera misteriosa e improvvisa, teletrasportato sul pianeta Marte. Il pianeta rosso è un mondo in declino, popolato da una grande varietà di specie indigene, alcune praticamente uguali all'uomo, altre con tratti umanoidi. In comune sembrano possedere soltanto l'amore per la guerra, il combattimento e la crudeltà verso i nemici e, in certi casi, anche verso i propri simili.
John Carter è il classico eroe senza macchia e senza paura. Uomo cortese e dal cuore gentile ma al tempo stesso grande combattente, le cui doti sono moltiplicate dalla gravità marziana che, essendo inferiore a quella terrestre, ne fa un guerriero invincibile per tutti gli indigeni. Nonostante possa ambire al potere e riesca conquistare titoli e onori in abbondanza, John Carter dedica ogni sforzo alla salvezza della sua amata: una principessa marziana di cui il protagonista si innamora a prima vista e con cui, inevitabilmente, convoglia a felici nozze.
Anni dopo, però, di nuovo in pericolo di morte per un guasto ai misteriosi macchinari che mantengono in vita l'atmosfera di Marte, John Carter si ritroverà trasportato sulla Terra. Nuovamente sul pianeta natale, scriverà il diario che costituisce la quasi totalità della presente opera.
Il romanzo è quindi narrato in prima persona dal protagonista, che ci trascina nelle sue avventure e che descrive, con tutti i suoi (ovvero dell'autore) pregiudizi, le usanze di tutti i popoli marziani, presentati spesso come dei selvaggi e paragonati agli Indiani d'America. L'opera non è certo originale ma l'autore ha il grosso merito di non tentare di camuffarla, di darle alcun tono o velleità fuori dalla sua portata. Il romanzo nasce come un racconto d'avventura e tale impostazione viene costantemente assecondata; uno stile semplice, diretto ma efficace, un ritmo veloce, contrassegnato dal rapido susseguirsi di duelli, inseguimenti, scontri a fuoco, fughe, una trama lineare ed immediata catturano il lettore senza mai annoiarlo. In conclusione, una buona lettura di svago, ideale per distrarre la mente senza troppo impegno.

lunedì 9 aprile 2012

EFFETTO VALANGA

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L'opera è un divertente romanzo di fantascienza socio-economica in cui l'autore ritrae ironicamente i perversi meccanismi del sistema capitalistico e consumistico senza risparmiare neanche i dirimpettai d'oltre cortina.
Tutto inizia dal mancato acquisto di un frigorifero da parte di Marvin Sellers, un modesto muratore dell'Arizona; questo evento, apparentemente senza significato, si ripercuote per tutta la filiera commerciale/produttiva del paese trascinando gli interi Stati Uniti in una nuova gigantesca depressione.
Dopo diverse idee fallimentari, verrà infine trovata la soluzione per risollevare l'economia nazionale... una soluzione che sembra predire in anticipo di quarant'anni gli eventi attuali, ennesima dimostrazione della potenza del genere fantascientifico. Parallela è l'arguta critica del sistema consumista con cui vengono inconsciamente imposte a milioni di persone mode e desideri.
Oltre cortina il problema è invece diverso, l'economia sembra andare a gonfie vele ma rimangono alcune sacche di inefficienza che il leader maximo di turno del Blocco Sovietico vuole eliminare... rovinandosi così con le proprie stesse mani.
Una lettura apparentemente leggera ma che in realtà fornisce diversi spunti di riflessione, condita dal magistrale humor di Reynolds. Le vicende progrediscono con una carrellata di situazioni comiche o paradossali e personaggi grotteschi o bizzarri, dai tratti appositamente esagerati. Senza nessuna pretesa di realismo, l'autore mette volutamente in risalto gli aspetti più illogici, innaturali della realtà che lo circonda che la routine quotidiana mette in secondo piano, offuscati dalla contingenza. Romanzo quindi decisamente consigliato; un intreccio un po' più elaborato gli avrebbe forse permesso di essere annoverato tra i grandi classici del genere.

domenica 1 aprile 2012

PARADOSSO COSMICO

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XXII secolo: la Terra è ancora sull'orlo di una guerra nucleare dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche, i duellanti sono sempre loro, Ovest contro Est, ora America Imperiale e Federazione Orientale. Gli Stati Uniti sono sotto la dittatura del tirannico Cancelliere Haze-Gaunt; la scienza ha fatto grandi progressi in avanti ma, allo stesso tempo, è tornata la schiavitù. Gli uomini liberi vivono in superficie mentre gli schiavi popolano livelli sottoterra, più lontani dal livello del suolo all'aggravarsi della loro condizione sociale.
A combattere questo stato di cose v'è solo la Società dei Ladri, una misteriosa organizzazione fondata dal grande scienziato Muir. Organizzata come una società segreta, i suoi appartenenti sono vincolati da un preciso giuramento, i loro proventi vengono spesi nella liberazione di persone ridotte in schiavitù. I ladri, inoltre, indossano uno speciale schermo, creato dallo stesso Muir, capace di frenare proiettili e ogni altro tipo di oggetto ad alta velocità; per questo sono tornate in auge armi da taglio come spade e sciabole e duelli all'ultimo sangue.
Il protagonista principale del romanzo è un ladro di nome Alar, dalle origini misteriose. Dotato di misteriosi poteri, sarà lui la molla che innescherà cambiamenti radicali nell'intera storia della razza umana.
L'ambientazione del romanzo è, almeno in parte, interessante: uno scenario distopico che ritrae il ritorno di una società schiavista. Colpisce in particolare, seppur solo accennata, l'inquietante visione infernale di livelli abitativi sempre più distanti dal suolo mano a mano che la condizione sociale degli abitanti peggiora. Tale descrizione non è però minimamente approfondita a scapito di una inverosimile riproposizione di una contrapposizione bipolare tra blocchi, col consueto timore di una guerra nucleare globale.
L'intreccio è invece deludente e banale, un susseguirsi di inseguimenti e dialoghi inverosimili (che l'autore usa spesso in maniera eccessivamente didascalica allo scopo di chiarire al lettore lati dell'ambientazione del romanzo). Alcuni personaggi risultano grotteschi nelle loro fissazioni, come il sadico torturatore psicologo Shey o il cancelliere Haze-Gaunt ossessionato dalla rivalità con Muir. Totalmente fuori luogo, senza nessuna spiegazione logica di fondo o utilità ai fini dello sviluppo dell'intreccio, appare, inoltre, il legame che l'autore ha voluto creare tra gli eventi narrati e l'incontro tra un gruppo di neanderthaliani e una famiglia di eoantropi, avi ancora più antichi dell'uomo... Possiamo, in conclusione, definire l'opera una occasione sciupata.

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domenica 25 marzo 2012

LA PORTA SULL'ESTATE

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Il romanzo è ambientato negli Stati Uniti degli anni '70, sopravvissuti ad una terza guerra mondiale cui si fa qualche accenno nel corso dell'opera. I dettagli non sono chiariti ma si viene a sapere, per esempio, che Washington è stata distrutta e la nuova capitale è Denver; quello che è certo è che ad ogni modo gli Stati Uniti sono usciti vincitori dal conflitto.
Il protagonista del libro, Daniel Boone Davis, è un personaggio tipico di Heinlein, un inventore, fiero individualista, che dedica la propria vita alla creazione di congegni, in particolare automi. Fonda con un socio un'azienda ma viene truffato da questi e dalla sua promessa sposa, interessata in realtà soltanto alla società. Per cancellare l'accaduto e ripartire da capo Davis sceglie il Lungo Sonno, una tecnologia che tramite l'animazione sospesa permette di risvegliarsi in un determinato momento del futuro.
Si ritrova così nell'anno 2000, ma una serie di eventi inspiegabili lo disturba. Tutto ritorna ad avere una spiegazione dopo che Davis riesce a viaggiare indietro nel tempo, tornando a trent'anni prima, grazie agli esperimenti condotti da un bizzarro professore...
L'opera è un simpatico romanzo, senza particolari pretese a livello di contenuti. L'intreccio è basato sui consueti paradossi temporali generati dal viaggio nel tempo ma le pagine migliori, e più divertenti, sono sicuramente quelle in cui viene ritratto lo speciale legame empatico tra Davis e il suo affezionato gatto Pete. In conclusione, una lettura agevole e rilassante, dove gli eventi si succedono uno dopo l'altro a gran ritmo nella miglior tradizione della fantascienza "vecchia maniera".

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domenica 18 marzo 2012

INFOGUERRA di Doctorow

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Il romanzo breve è ambientato in una misteriosa e anonima città che, per diverse indizi o suggestioni (l’utilizzo del termine “Compagno” tra gli abitanti, i nomi…), ricorda l’Est Europa. Alcuni anni fa la città è stata teatro di una rivoluzione, anche se non vengono mai chiarite del tutto le ragioni del conflitto, i cui eroi vengono ancora osannati e che ha portato ricchezza e felicità, grazie alle stampanti. Le stampanti sono apparecchiature misteriose quanto miracolose in grado di generare dal nulla cibo, vestiti o, addirittura, cinema, case, ospedali.
La felicità però è di poca durata, i vecchi nemici, gli occidentali, coloro che detengono le royalties su tutto ciò che le stampanti replicano in serie, non si sono rassegnati e sono decisi a far pagare a caro prezzo alla Città la sua estemporanea età dell’oro. Sarà guerra, una guerra feroce come quelle passate ma in cui sarò la tecnologia a farla ancora più da padrone: una Infoguerra.
Le vicende sono narrate dall’occhio di Valentine, una ragazzina che, all’inizio dei combattimenti, ha solo tredici anni. Valentine si troverà catapultata da una vita da favola, di foreste di dolci e cioccolatini, alla cruda realtà della guerra, il cui sviluppo è parallelo alla maturazione della protagonista. In una città distrutta dal conflitto, Valentine ritrova sprazzi della gioia passata negli incontri col Mago, un misterioso uomo ben nutrito e dalla casa confortevole perché ancora in possesso delle miracolose stampanti. Dietro le apparenze gentili, il Mago nasconde tetre motivazioni ma, grazie all’intuito di Valentine, sarà proprio grazie a lui che la Città, grazie alla logica rinforzata, può sconfiggere il nemico e tornare a vivere.
La cornice, ambientazione e idee, è sicuramente fantascientifica ma la sostanza del romanzo, quello che resta impresso nel lettore, ha poco a che fare forse col genere. Si tratta, alla fine, di un ritratto crudo e macabro delle bruttezze della guerra, i cui toni sono addirittura resi più cupi dalle innovazioni tecnologiche che vi compaiono (i virus dello zombismo, gli spaccatrincee…). Un’infanzia negata dagli orrori della guerra e un personaggio sinistro, meschino come il Mago contribuiscono all’atmosfera triste di cui tutta l’opera è impermeata… il lieto fine, pure un po’ sdolcinato, sembra fuori luogo. In conclusione, una bella novella, con un'ambientazione interessante; un intreccio non molto convincente ma opera sicuramente valida dal punto di vista stilistico.

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domenica 11 marzo 2012

GLI AMARANTO di Jack Vance

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In un futuro imprecisato, dopo un lungo periodo di guerre e carestie dovute alla sovrappopolazione, gran parte della Terra è precipitata nuovamente nelle barbarie. Un'oasi di civiltà è rappresentata dalla Regione di Clarges. Qui, la civiltà umana come la conosciamo è sopravvissuta; anzi ulteriori scoperte hanno donato all'uomo la possibilità della vita eterna. Onde evitare di ripetere gli stessi errori, i fondatori della città hanno però stabilito un meccanismo preciso che consente solo a pochi di poter usufuire della scoperta. Soltanto i più meritevoli possono ottenere, tramite un meccanismo di scalata sociale chiamato ascesa, l'immortalità.
L'intera popolazione è divisa in cinque gruppi: Famiglia, Cuneo, Terzo, Orlo e Amaranto; passando, ottenuto il punteggio professionale necessario, al gruppo successivo si acquisiscono ulteriori anni di vita fino ad entrare nella Società Amaranto che garantisce non solo la vita eterna ma anche la possibilità di avere una serie di cloni, mantenuti in contatto empatico con l'originale, pronti a sostituire l'originale in caso di morte violenta o accidentale. L'Attuario è l'ufficio col delicato compito di stabilire le proporzioni tra le varie classi necessarie per mantenere la produzione agricola sufficiente a soddisfare il bisogno interno mentre i Sicari di Stato adempiono al dovere di uccidere chiunque arrivi al limite di età stabilito per il proprio ceto sociale di appartenenza.
Il delicato equilibrio così costruito è destinato però a crollare come un castello di carta sotto i colpi del protagonista, Grayven Warlock, un Amaranto costretto a lottare, senza alcuno scrupolo, per riconquistare la propria posizione sociale, persa in seguito a quella che ritiene essere una grave ingiustizia.
Vance conferma la sua abilità nel creare e modellare microcosmi sociali alternativi e innovativi. Pagina dopo pagina il lettore è introdotto nel mondo di Clarges, nella mentalità dei suoi abitanti, nelle piccole ma importanti sfumature che ne caratterizzano la vita. La trama, al contrario, non regala grossi spunti innovativi; diversi avvenimenti sembrano accadere per puro caso mentre talune situazioni non sembrano sorrette da alcuna motivazione logica sottostante. Ciò detto, il romanzo è comunque una buona lettura, anche e soprattutto per lo stile di narrazione fluido, semplice, mai pesante e un intreccio che, nonostante forse una certa banalità di fondo, alla fine risulta abbastanza avvincente.

sabato 3 marzo 2012

E JONES CREO' IL MONDO

L'opera è ambientata sulla Terra dell'anno 2002. Dopo una guerra nucleare globale, il pianeta è unificato sotto il Governo Federale (Govfed) la cui autorità si regge sulla teoria del relativismo di Hoff. Allo scopo di evitare ogni altro conflitto, vige un clima di tolleranza assoluta: ogni pensiero, ogni dottrina vengono accettate ma è vietata ogni forma di proselitismo. Ogni integralismo, ogni discriminazione è bandita... ma, ironicamente, chiunque rigetti il Govfed e il relativismo viene deportato in campi di lavoro forzati.
Lo status quo viene infranto da due eventi quasi simultanei: l'entrata in scena di Jones, un uomo apparentemente insignificante ma in grado di prevedere ogni evento con un anno di anticipo e l'arrivo degli Erranti, misteriosi esseri alieni in apparenza inoffensivi, simili ad enormi protozoi interstellari.
Il protagonista principale del romanzo è Doug Cussick, un agente della Sicurezza del Govfed, scopritore di Jones e la cui vita risulterà per sempre cambiata da questo incontro. Un filone secondario vede invece come protagonisti alcuni mutanti creati in laboratorio con le caratteristiche fisiche adatte a poter abitare liberamente e colonizzare il pianeta Venere.
Il romanzo contiene diverse spunti interessanti: lo scontro tra il binomio libero arbitrio / tolleranza assoluta sostenuta da Hoff e il carattere monolitico, assolutistico del futuro contenuto nelle visioni di Jones, la xenofobia, la propaganda di massa, la natura e l'imperscrutabilità degli alieni, il viaggio spaziale, il rapporto tra "normali" e mutanti. Questa ricchezza di contenuti non trova però adeguato corrispettivo nell'impianto narrativo, l'intreccio sembra infatti procedere a tentoni trovando solo nel finale un raccordo, che peraltro risulta un po' forzato, tra i due filoni principali dell'opera. Diversamente da lavori successivi del medesimo autore, lo stile è lineare, quasi "classico", e riflette l'adesione di Dick alla letteratura mainstream che durerà ancora per poco tempo dopo la scrittura di questo libro.

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